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Carlo Lucarelli, L’isola dell’angelo caduto – 1999

 

In un'isola senza nome, colonia penale durante il ventennio, viene ritrovato il cadavere di un fascista. Quello che sbrigativamente Mazzarino (comandante della Milizia locale) etichetta come suicidio, o caduta accidentale da una rupe, appare al Commissario come un probabile omicidio. Il romanzo si gioca tutto sul duello psicologico e d’azione dei due protagonisti, ambientato in un’isola senza tempo abitata da confinati, relitti umani, spioni, libertini, servette selvatiche e personaggi dalla dubbia moralità.

Se siete mai stati in una piccola isola, avrete avvertito quella strana sensazione di, appunto, isolamento spazio-temporale, che si prova quando l’ultimo traghetto della giornata molla gli ormeggi. È come se da quel momento la nostra vita rimanesse sospesa in quel mare che mollemente sostiene l’isola, come se il tempo si fermasse.

Mi ha stupito come Lucarelli, che dà di sé in editoria e in televisione un’immagine molto scura e misteriosa, azzardi qui descrizioni in technicolor Se qualcuno avesse dovuto dipingere la Cajenna in quel momento, col sole così basso sul mare, avrebbe usato colori a olio per ottenere una pasta lucida e spessa allo stesso tempo, e poi via con i blu, i viola, le strie biancastre lasciate sulla tela dalla pressione del pennello, il giallo che si mescola al rosso in schegge di luce insanguinata.

 

Un altro bel passaggio è la descrizione del comandante delle milizie Mazzarino: animalesco, con la mascella sporgente in avanti, che grugnisce mezze parole sibilandole fra i denti, il naso schiacciato sulle labbra con le narici larghe come i cinghiali, tarchiato, irsuto e nero come loro. È molto forte il contrasto fra questo Mazzarino e il segretario personale del Cardinale Richelieu, e poi suo successore alla corte di Francia. Due modi diversi di raggiungere e amministrare il potere, entrambi oppostamente terribili e temibili.

Si trovano altri aspetti legati alla sensorialità quando il commissario si accorge che la moglie dell’inglese è molto più che una donna lunga, slavata e magra, dal volto affilato e dal naso ricurvo, la bocca grande e i capelli arruffati, o quando descrive la servetta Martina più che alta e magra era lunga e ossuta e aveva l’aspetto selvatico e disarmonico di una ragazzina di campagna nell’età dello sviluppo.

Ho trovato qualcosa di me ragazzina in questa servetta lunga, ossuta e disarmonica; moltissimo nella descrizione dei venti che stavo ad ascoltare nel porticciolo di quel paesino sul lago di Garda dove ho abitato, ogni vento un suono diverso.

 

Nel corso della storia si susseguono vicende personali, omicidi, analisi necroscopiche, un po’ di politica e come in una maledizione alla fine i ruoli si invertiranno, con chi vorrebbe partire costretto a rimanere.

Curiosamente c’è anche il ritrovamento di un fagotto dal contenuto equivoco, che rimanda in modo chiarissimo all’episodio del pegno d’amore lasciato alla fanciulla ‘selvatica’ da un monaco ne Il nome della rosa; come mi era già capitato leggendo Guernica, anche qui ho sentito l’eco di Eco.
di arancioeblu, domenica, 16 agosto 2009 alle 13:26 | link | commenti
in: natura, libri, luoghi, io

Piergiorgio Odifreddi, In principio era Darwin – 2009

 

Rapida quanto organica analisi de La vita, il pensiero, il dibattito sull’evoluzionismo, cose già presentate da Odifreddi al Festival della Mente di Sarzana e riproposte recentemente su radiodue (le puntate si possono scaricare qui). Ma Odifreddi è onesto, lo dice nel prologo, quindi è perdonato.

Per chi conosce già la materia è una specie di 'bigino' con battute sagaci (che qualche credente sicuramente riterrà offensive, grandiosa quella che ha per oggetto E.coli, i nostri intestini e il buon Dio) in conclusione dei capitoli e con una bibliografia essenziale.

Per chi vuole avvicinarsi è uno strumento valido.

di arancioeblu, lunedì, 27 luglio 2009 alle 11:52 | link | commenti
in: natura, libri, attualità, io

Bye bye scienza?

Passeggiando nella sala 18 vi sentirete come Pinocchio o come Giona, nella pancia di una balena. Perché sulla vostra testa è appeso uno scheletro di balenottera comune e avere sopra di voi 19 metri e mezzo di ossa è un’esperienza che vi consiglio.

Ci sono esposizioni permanenti di mineralogia, paleontologia e zoologia. Progressivamente, da anni, le polverose vecchie vetrine sono state sostituite da diorami e dalla classificazione sistematica si è passati a un’organizzazione ecositemica.

 

Giusto per dare due dati, Il Museo Civico di Storia Naturale di Milano conta:

- 350mila ingressi l’anno, (calcolati dal Touring Club Italiano);

- centinaia di laboratori interattivi sulle scienze naturali;

- sei edizioni del Darwin Day di Milano, con migliaia di partecipanti (seimila soltanto nel 2009);

- i più grandi naturalisti del mondo ospitati al Museo (da Niles Eldredge a Richard Dawkins, da Ian Tattersall a Peter e Rosemary Grant, da Antonio Lazcano a Gerd Müller);

- decine di "Happy Hour scientifici" con centinaia di prenotazioni a serata…

Se la mostra "Darwin 1809-2009", ora allestita a Milano, al Palazzo delle Esposizioni di Roma ha registrato più di 120mila presenze in meno di tre mesi, vorrà ben dir qualcosa.

 

Dal gennaio 2009 nove persone, collaboratrici e collaboratori del Museo da molti anni, professionalmente qualificati ma con contratti di lavoro precario, non percepiscono più alcun compenso per il loro lavoro. Questi professionisti hanno atteso per i primi quattro mesi del 2009, come ogni anno, che si compisse il consueto, lento iter burocratico di rinnovo dei contratti, continuando a svolgere i loro compiti, garantendo per mesi la prosecuzione delle normali attività del Museo. All’inizio di maggio, visto il perdurante silenzio dell’Amministrazione civica, hanno però deciso di astenersi dal lavoro, con pesantissime conseguenze per le attività del Museo.

L'appello che vi invito a sottoscrivere e a divulgare, verrà inviato al Sindaco di Milano e ai rappresentanti di tutte le Istituzioni coinvolte.

Non lasciamo morire la scienza.

di arancioeblu, martedì, 21 luglio 2009 alle 16:28 | link | commenti (1)
in: natura, attualità, bleah, io

Ripensandoci

gorgona

Si va a Gorgona da uomini liberi e ci si vive da reclusi.

Perché tutta l’isola è carcere, tranne un fazzoletto di terra vicino al porto, dov’è c’è la foresteria dove abbiamo alloggiato.

I detenuti girano autonomamente l’isola e lavorano (mucche, suini, polli, agricoltura), noi non abbiamo libertà di movimento. La polizia penitenziaria ci accompagna dalla foresteria al campo base (ex celle) da dove possiamo muoverci, ma solo un po’.

gorgona  campo base

Si incrociano occhi profondi, con scintille di vivacità.

Non ne ho ancora capito il perché, ma ho respirato un’armonia che non ricordavo.

di arancioeblu, lunedì, 11 maggio 2009 alle 13:13 | link | commenti (1)
in: natura, luoghi, io

Progetti

Complici le nuove tecnologie avevo grandi progetti: connessione 24/24, più tempo e spazio al blog, post frequenti, diario di Gorgona...

Invece le nuove tecnologie non si capiscono con le vecchie e quindi ci troviamo a dover cercare qualcuno che riconfiguri le schede di rete. E in un mondo in cui tutti si arrangiano ma pochi ne sanno davvero, temo non sarà semplicissimo. In qualche modo era stato messo in conto, ma non per questo crea meno problemi. Quindi è tutto rimandato, mentre la bile viene secreta in quantità mai viste prima. Per qualche strano motivo siamo assuefatti a lavori che anzichè risolvere un problema ne creano due nuovi, al punto che quando troviamo qualcuno di bravo ci sembra un dono del cielo.

Almeno sono riuscita a scaricare le foto: godetevi questo Luì bianco (Phylloscopus bonelli), meraviglia delle meraviglie (la foto è mia, così come la mano: infinite risorse della macro digitale...)

Luì bianco

di arancioeblu, giovedì, 07 maggio 2009 alle 13:22 | link | commenti (4)
in: natura, luoghi, io , belli punto e basta

Mathis Wackernagel, William E.Rees L’impronta ecologica

Come ridurre l’impatto dell’uomo sulla Terra

A cura di Gianfranco Bologna, Edizioni Ambiente - 1996

 

 L’impronta ecologica è un modello che si pone l’obiettivo di quantificare quanto territorio e quanta acqua servano a ciascuno (persona, famiglia, regione, nazione) per produrre ciò che gli serve (ovvero a mantenere la qualità della vita che si ritiene non trattabile) e smaltirne i rifiuti.

Come tutti i modelli è forzatamente una proiezione semplificata del problema e le principali accuse che ha ricevuto sono proprio quelle legate a una sua eccessiva limitatezza, staticità (mentre il sistema biosfera è dinamico) e il taglio molto pedagogico.

Il concetto di Impronta ecologica ribalta e supera quello di carrying capacity (capacità portante, ossia non ci si chiede quanto possiamo crescere, ma quante risorse (in termini appunto di acqua, territorio produttivo e smaltimento), ci serve per farlo.

Il problema dello sviluppo sostenibile in quest’ottica mette molto in evidenza che ogni volta che qualcuno ha un’impronta ecologica che eccede la legittima quota di terra, altri si vedono ridotta la propria. Sono evidenti le ripercussioni del problema, che superano la visione strettamente naturale ed entrano in quella sociale.

È chiaro che, aumentando la popolazione, la superficie della nostra legittima quota di terra diminuisce. Inoltre, per ogni persona la cui Impronta Ecologica supera la quota legittima di 3 volte (come avviene per i nordamericani), devono esserci altre tre persone che si accontentano di un terzo della quota. Qualcuno si offre volontario?

Già Platone, in qualche modo, si era posto il problema, tant’è che nelle sue Leggi dice: Il numero massimo ottimale di cittadini non può essere calcolato senza prendere in considerazione il territorio o gli stati confinanti. L’estensione del territorio deve essere sufficiente a consentire a un dato numero di persone un confortevole tenore di vita: non è necessaria una spanna di più.

 

I critici del modello sostengono che la tecnologia fa risparmiare risorse. Il linea teorica, questa è una buona osservazione, il problema sta nel fatto che le risorse liberate dal risparmio indotto dalla tecnologia, vengono il più delle volte utilizzate per aumentare i consumi, annullando il beneficio del guadagno in efficienza. Quindi l’efficienza energetica riduce i costi solo se i guadagni vengono fin dall’inizio sottratti a una successiva circolazione economica (non vi ricorda il principio delle cooperative?)

Il modello non si propone l’obiettivo di dare LA soluzione, ma di affiancare le strategie in uso e la sperimentazione per conoscere, seppur in modo schematico, come comportarsi per compensare il nostro impatto: niente ecosfera vuol dire niente economia, niente economia vuol dire niente società (o più semplicemente, per chi non comprende altro linguaggio che quello degli affari, niente pianeta vuol dire niente profitto).

 

www.globalfootprint.org

www.earthconservation.org

www.lifegate.it

www.impattozero.it
di arancioeblu, martedì, 27 gennaio 2009 alle 12:50 | link | commenti (4)
in: natura, libri, attualità, io

Sandrone Dazieri, Bestie – Edizioni Ambiente 2007

 

Racconto veloce (l’ideale per due ore di viaggio in treno) senza infamia e senza lode, come si dice in questi casi. Una lettura tutto sommato gradevole, un giallo a tematica ambientale in cui un cuoco ex omicida si trova invischiato nell’uccisione di un giovane di buona famiglia. Una specie di ambientalista estremo, di quelli capaci di gesti dimostrativi forti.

Sotto, una storia di traffico illecito di animali esotici, di medicinali alternativi, di bracconaggio e omertà.

Curioso il titolo, che fa riflettere su chi sia, davvero, la bestia.

di arancioeblu, martedì, 13 gennaio 2009 alle 11:12 | link | commenti
in: natura, libri, bleah, io