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Baricentro

luciano ligabueDurante un lungo viaggio in macchina si ascolta della musica e si fanno discorsi profondi, inutili, lunghi, interrotti, interessanti, noiosi; qualche volta si scopre qualcosa in più di sé. Mentre sabato andavamo in Valtellina il consorte ha riesumato la musica che ascoltava "da ragazzo" ed è partito uno scambio di opinioni musicali, volte a dimostrare che io non ne capisco praticamente niente, mentre lui è un "espertone".

Solo perchè ascoltando Jethro Tull mi sono permessa di dire che dopo il rinascimento nessuno fa più musica con il flauto, che odio le tastiere e che David Bowie non l'ho mai sopportato, mi sono sentita ribattere che la mia idea di musica ruota intorno agli addominali di Poggipollini.

Al momento ci ho riso sopra, poi stasera ho guardato il DVD del concerto dell'Arena, gentilmente omaggiatomi da un amico. E ho scoperto che c'è del vero e di più: in realtà la mia idea di musica ruota intorno al sorriso di quest'uomo.

Nota: questo post è anche un tentativo per rivitalizzare il tag "opere di bene" ingiustamente a lungo trascurato.

di arancioeblu, venerdì, 10 luglio 2009 alle 00:41 | link | commenti (8)
in: musica, opere di bene, io , belli punto e basta

Prima o poi

 

La prima volta fu nel 1987: ero minorenne e i miei non mi lasciarono andare a Modena.

Poi ero maggiorenne ma squattrinata.

Poi me lo sarei potuta permettere, ma quell’estate ero via a lavorare.

Poi costava decisamente troppo.

Anche stavolta costava decisamente troppo, ma un animo gentile ha pensato che potesse essere l’ultima occasione, o giù di lì, e mi ha convinta.

Così ieri sera, finalmente mi sono tolta uno sfizio lungo 22 anni e sono andata al concerto degli U2: Milano, stadio San Siro, 2° anello blu (poteva essere diversamente?).

 

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Il palco era una specie di ragno a 4 zampe, un mostro meccanico che mi ha ricordato quello de Gli Incredibili: uno schermo a 360° scomponibile nelle sue celle che a tratti ha formato un effetto gabbia molto suggestivo.

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Forse l’attesa ha svuotato l’evento di tutti i significati di cui l’avevo riempito, forse dal vivo anche i miti, dopo 30 anni di dischi e live, sentono l’età.

Forse le casse a 360°, orgoglio del tour, creano un giro del suono non puro. Chi c'era ieri, o chi è stato al Campovolo qualche estate fa, capirà di cosa parlo. Insomma a tratti si sentiva decisamente male, una specie di frastuono nel quale era difficile distinguere il pezzo.

Gli assolo invece, sia cantati, sia suonati, avevano una qualità ottima (a proposito: grazie Signore per averci donato The Edge).

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L’inizio e la fine mi sono sembrati un po’ sotto tono, ma alcuni pezzi (Pride, Where the streets have no name, Vertigo, One, With or without You) sono stati davvero da brivido.

Stand by me dedicata a Michael Jackson e pezzi di  Man in the Mirrore  Don't Stop Til You Get Enough mescolati in Angel of Harlem; Walk on dedicata a Aung San Suu Kyi.

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E quando il pubblico ha cantato, accompagnato solo dalla musica, la prima strofa di Sunday Bloody Sunday, l’acustica dello stadio era così nitida da chiedersi se davvero tutta quella polemica sui decibel fosse proprio necessaria.

di arancioeblu, mercoledì, 08 luglio 2009 alle 17:54 | link | commenti (4)
in: musica, attualità, io , belli punto e basta

Come l’acceleratore protonico

 

Non ricorderò il concerto del Liga all’Arena di Verona come il peggiore, ma non posso dire che l’esperimento di mescolare orchestra e rock mi sembri riuscito.

Perché poche canzoni si prestano davvero a un riarrangiamento in chiave sinfonica, mentre la sensazione provata abbastanza spesso è che l’accompagnamento orchestrale fosse una specie di orpello o una frangia, una balza, non la parte integrante e strutturale dell’abito.

Forse bisognerebbe saperne di più di musica, o avere lavorato di più sul progetto. O forse, più banalmente, non ho colto l’essenza del concerto.

Per quanto abbiano provato a dare spazio ai 70 maestri di musica, ad amalgamare l’ingresso graduale della band nello spettacolo, il primo assolo di batteria è stato devastante. Perché, al di là della curiosità di questo concerto, è difficile andare a un spettacolo del Liga senza aspettarsi di schizzare in piedi, e urlare, fare i gesti che si ripetono sempre uguali ogni volta, e ballare, e saltare, e fare tutte quelle cose per cui, oggi, la schiena chiede pegno.

Non credo che l’Arena sia il posto giusto per il rock: i posti sono assegnati, platea e gradinate sono interrotte da vie d’accesso e di fuga, è il luogo dove si può portare un bambino di otto anni, certi che non ci saranno problemi di spinte o schiacciamenti.

 

Quando si è vista la lirica all’Arena, o la sinfonica, o anche uno spettacolo di danza, risulta difficile viverci un concerto rock. Io per esempio mi sentivo contratta, quasi in soggezione; nonostante la cornice stupenda non sono riuscita a sentirmi parte di un abbraccio. Del resto l’Arena non è San Siro.

Un paio di amiche hanno ascoltato un pezzo dal cellulare, a qualcuno ho ricordato quando Non è tempo per noi ci sembrava scritta per noi. La piccola Adele si è sentita il suo primo Viva! live. E scusate se è poco.

Si sono vissuti momenti di bello spettacolo, con la danza che entra per la prima volta con lui su un palco, di arrangiamenti nuovi, con Viva! suonata dall’orchestra e dalla banda in un crescendo di elementi che si inseriscono, di esaltazione collettiva (Balliamo sul mondo, Urlando contro il cielo, Tra palco e realtà, Questa è la mia vita continuano ad essere molto coinvolgenti), e di commozione finale con le foto che scorrono in Buonanotte all’Italia.

È chiaro che quando uno non ce la fa più a sostenere i ritmi del rock, aggiunge contorno, ma non lo trovo scandaloso: del resto invecchiare fa parte della vita.

 

Detto questo, uno che inizia il concerto cantando Sono qui per l’amore, per le facce curiose che fa, ha capito chi ha davanti.

Detto questo, il Liga che viene sotto la tribuna, proprio lì a portata di mano, sfodera il sorriso con cui fa male e allarga le braccia come a dire Vieni qua che ti faccio vedere com’è questo pezzo di mondo, beh, a me quel Liga lì continua a far sangue.
di arancioeblu, venerdì, 03 ottobre 2008 alle 15:43 | link | commenti (5)
in: musica, opere di bene, io , belli punto e basta

La mia amica G.

 

Stamattina riceva questo sms dalla mia amica G. Comprare 'Vanity Fair'. Assolutamente. Da paura.

Sms inequivocabile, che nel nostro linguaggio significa uno a caso fra Liga, Brad, George, Johnny; preferibilmente Liga.

 

Passo da Feltrinelli e in copertina di VF c’è Carla Bruni.

Dentro, nessun motivo per comprare la rivista. Poi mi accorgo che sto sfogliando l’edizione inglese.

 

La copertina di quella italiana è, invece, il Liga, eh eh.

Dentro un corposo articolo, che la nota a fine  pagina dice potersi leggere in 13 minuti.

Quasi senza veli sulla soglia dei 50, che si vedono tutti, ci vuole del coraggio, della leggerezza e della consapevolezza, qualità che il Liga sicuramente possiede.

Si può anche omettere la lettura e accontentarsi di guardare: le 7 foto da sole valgono l’euro e 80 (oltretutto quella di copertina è gratis).

Assolutamente da paura

di arancioeblu, giovedì, 04 settembre 2008 alle 12:28 | link | commenti
in: musica, attualità, opere di bene, io , belli punto e basta

Tu me fais tourner la tête

Gaudi-House

Sto camminando sul lungomare di un paese sconosciuto, quando dal volto di un palazzo un uomo mi invita ad entrare.

Lo seguo, lui mi cinge il fianco con un braccio e mi accompagna in un borgo in cui tutte le case sembrano costruite da Gaudì e nell’aria risuonano le note di Mon manége à moi. I dialoghi fra me e l’uomo sono in francese

 È molto divertente, siamo consapevoli che sia un gioco, una forzatura, una cosa volutamente esagerata, ma è vissuta con lo spirito giusto e ci fa sentire leggeri; infatti il mio accompagnatore, vestito come un galantuomo, col cappello a tuba, ed io è come se camminassimo in assenza di gravità.

Mi accompagna in un salone allestito a festa, con in centro un gran tavolo pieno di bicchierini di liquore. Il cerimoniale prevede che ne beviamo mezzo ciascuno, lui promette che non mi dimenticherà mai e io sorrido divertita.

Usciamo e c’è un mercato all’aperto, tutto un susseguirsi di banchetti di fiori, profumi, trucchi, stole di seta, vestiti, scarpe, sandali, acconciature, sempre con quella musica in sottofondo.

 

Mi riaccompagna al punto di partenza, mi saluta col baciamano, rinnovando la promessa. Io gli dico Certo, fino alla prossima, lui sorride, mi sveglio.

di arancioeblu, lunedì, 18 agosto 2008 alle 11:21 | link | commenti (6)
in: musica, arte, luoghi, io , fra le braccia di morfeo

Ricascarci

 Ligabue Verona

Ho il biglietto per il concerto del 1 ottobre, ultima data

Guarirò mai da questa malattia?

di arancioeblu, giovedì, 14 agosto 2008 alle 13:08 | link | commenti (2)
in: musica, attualità, opere di bene, io , belli punto e basta

4 aprile 1968

Early morning April four
Shot rings out in the Memphis sky
Free at last
They took your life
They could not take your pride

di arancioeblu, venerdì, 04 aprile 2008 alle 14:46 | link | commenti (1)
in: musica, io