Con il capo cosparso di cenere
La maggior parte delle volte che scrivo di Bologna non ne scrivo bene.
Aspettando il momento in cui mi sentirò parte di questa città, continuo a chiamare immondizia quella che qui chiamano rusco, a chiedere “Mi apri il portone?” anziché Mi dai il tiro? e soprattutto, cosa ben più grave, non so preparare i tortellini.
L’altro giorno imprecavo contro quelli che davanti ai cassonetti abbandonano fornelli, tv, frigoriferi, mobiletti vari e mi chiedevo come fosse possibile che una città come Bologna non avesse dei punti di raccolta per i rifiuti ingombranti.
In realta è bastato fare un colpo di telefono al numero verde di Hera per scoprire che ci sono due punti di raccolta per i rifiuti ingombranti (grossomodo uno per ogni capo della via Emilia) e che, volendo, c’è anche un servizio a domicilio gratuito che nel giro di qualche giorno passa a ritirare quasi tutto quello che nel cassonetto non ci sta o non ci deve stare.
Quindi i bolognesi non sono esenti da responsabilità su alcune forme di degrado della città.
Visto che qualche giorno fa ho inveito sulla base di pregiudizi, ora, pubblicamente, utilizzando questo grande mezzo di comunicazione, mi espongo alla gogna mediatica e al pubblico ludibrio.

p.s. Certo quando Bologna ostenta un cielo così, come dire, aiuta.
scritto da arancioeblu, martedì, 22 luglio 2008 alle 18:42
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Acquazzone tonificante
Oggi pomeriggio c’è stato il più classico dei temporali estivi, di quelli che nei posti normali (non nelle buche della Pianura Padana) portano refrigerio, ma siccome siamo a Bologna è più umido di prima.

Per inciso, le strade si sono immediatamente riempite di una gradevole schiumetta bianca.
scritto da arancioeblu, lunedì, 21 luglio 2008 alle 19:15
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Cose di casa (per definizione)
LAVARE


STIRARE

scritto da arancioeblu, venerdì, 18 luglio 2008 alle 10:29
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Sensi di colpa
È arrivato alle 9.30 con probabilmente già 3 ore di lavoro alle spalle.
Ha pulito le tapparelle, ininterrottamente, se n’è andato alle 16, dopo aver lavato anche il terrazzo.
Non ha mangiato, non si è mai seduto, non è mai andato in bagno. Ha bevuto due bicchieri d’acqua.
Vuole un caffè? No, grazie.
Un the? No, grazie.
Un frutto? Guardi, glielo dò volentieri… No, grazie.
Ma come fa a stare alzato da stamattina e lavorare, senza mangiare niente? Eh, certe volte va così.
scritto da arancioeblu, mercoledì, 16 luglio 2008 alle 16:50
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A Bologna, alla chetichella

Caro concittadino del quartiere Porto, se sei iscritto alla newsletter del Comune già lo sai o te ne sarai accorto da un paio di giorni; se non lo sei o non abiti sul cantiere, sappi che oggi 16 luglio 2008 il Comune ci informa che i lavori del CIVIS previsti per il 2010 sono iniziati il 14 luglio 2008.
Non discuto la necessità dell'opera in questione, ma visto che il Comune due soldi per la comunicazione a bilancio li ha, magari era il caso di divulgare con qualche anticipo la notizia.
Poi ci si chiede perché il rapporto fra Comune-Comitati e Cittadini non sia dei migliori.
scritto da arancioeblu, mercoledì, 16 luglio 2008 alle 16:49
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Non solo mani
Raramente Taribo ed io leggiamo le stese cose, ma abbiamo una bella abitudine: quella di leggerci vicendevolmente i brani più belli, quelli che per qualche motivo ci colpiscono.

Qualche giorno fa, ho notato che con il passare del tempo le mie mani somigliano sempre più a quelle di mia mamma e di suo padre, mio nonno (dal quale ho ereditato anche la manualità, la passione e l’attenzione per l’ambiente).
Mentre facevo questi pensieri e associavo le mie mani al tempo che passa, Taribo mi legge un brano di Saul Bellow (in Herzog, 1967), che mi fa trasalire:
“Quando furono nella luce più forte dell’ala della casa rivolta verso il mare, Herzog constatò che Libbie stava straordinariamente bene, sembrava felice, aveva il viso abbronzato e liscio. Sulla bocca portava un rossetto color papavero, al polso braccialetti di magli dorata, al collo una pesante catena d’oro. Era un po’ invecchiata – doveva avere, trentotto, trentanove anni, all’apparenza, ma i suoi occhi scuri, accostati, che le davano uno sguardo fluido e assorto (aveva un bel naso, delicato), non li aveva mai visti così limpidi. Era in quel periodo della vita quando comincia l’azione più tarda dell’ereditarietà, quando traspaiono le imperfezioni degli avi – una macchia, o l’approfondirsi delle rughe, che in un primo momento accrescono invece di diminuire la bellezza della donna. La morte, artista lentissima, che dà i primi tocchi”.
scritto da arancioeblu, martedì, 15 luglio 2008 alle 12:53
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L’isola di Arturo (7)
Dello scarso interesse dei procidani (di molti di loro) per i turisti, ho già raccontato.
Entrando nei negozi si ha l’impressione di disturbare, spesso di interrompere importanti conversazioni in codice. La norma è che si viene serviti solo al termine della conversazione. Quasi sempre, rivolgendo una domanda, si ha la sensazione di aver rivolto una domanda fuori luogo.
Ho degli amici che hanno visitato Procida 20 anni fa: sono quasi sicura che l’isola sia rimasta praticamente immutata.

Mi ha fatto sorridere (e capire) leggere le parole scritte da Elsa Morante 50 anni fa.
Le riporto perché non ha senso che io stia adn arrovellarmi, cercando le parole giuste, quando una grande scrittrice prima e meglio di me, le ha sapute trovare:
I Procidani sono scontrosi, taciturni. Le porte sono tutte chiuse, pochi si affacciano alle finestre, ogni famiglia vive fra le sue quattro mura, senza mescolarsi alle altre famiglie. L’amicizia, da noi, non piace. E l’arrivo d’un forestiero non desta curiosità, ma piuttosto diffidenza. Se esso fa delle domande, gli rispondono di malavoglia; perché la gente, nella mia isola, non ama d’essere spiata nella propria segretezza.
scritto da arancioeblu, lunedì, 14 luglio 2008 alle 16:41
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