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Privato è bello (?)

 

Caso vuole che andiamo a Torino il giorno in cui c’è lo sciopero dei treni e dei bus.

Caso vuole che nonostante lo sciopero sia dalle 9 alle 13, il nostro treno (14.44, partito da Bari alle 7), sia stato soppresso.

Me ne accorgo stamattina, cercando un treno Torino-Milano per domenica, che vado a San Siro (vedi post successivo): il treno non figura più sul sito Trenitalia.

 

Chiamo l’assistenza clienti di Bologna: non sono ancora le 9, ma nessuno risponde.

Mi collego sul sito per fare un cambio biglietto: non me lo lascia fare.

Vado in stazione: non c’è anima viva.

Torno in stazione a sciopero concluso per chiedere il cambio biglietto o il rimborso: non si può fare. Perché il biglietto è stato fatto in modalità Ticketless (pagamento con carta di credito e non emissione del cartaceo) e quindi devo chiamare l’892021, che sembra un numero verde, ma non lo è, e chiedere il rimborso. Poi fare un nuovo biglietto.

 

Chiamo l’odiato numero, dove Andrea (che sembrava al mercato del pesce, bell’ambiente quello dei call center) avvia la pratica: rimborso del 100% entro 30 giorni. E sono fortunata, perché se avessi fatto la richiesta in rete mi avrebbero sottratto una quota del 20% (11,2 euro).

Peccato che la telefonata, da cellulare, mi sia costata 9,54 euro. Certo, dal fisso avrei speso meno, ma ho disattivato da tempo quei numeri, dopo una disavventura di addebito non dovuto su un 899 (denuncia, trafila di carte, ma alla fine l’ho spuntata, eh eh).

 

Ora, non sto a dire che pubblico sia meglio che privato, però se un ente pubblico fa un call center a pagamento almeno posso inc*tsarmi e fare una lettera di protesta (mi vengono abbastanza bene).

Invece Trenitalia è un’azienda e può fare quello che le pare. Enjoy
scritto da arancioeblu, venerdì, 09 maggio 2008 alle 14:46 | link | commenti (3)
in: cosedicasa, attualità, bleah, io