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La giusta distanza, Carlo Mazzacurati - 2007

 

 

Siamo nella profonda campagna veneta, Concadalbero, Padova.

In un paese col meccanico tunisino, un marocchino che fa la piadina buona come a Rimini, il tabaccaio che sposa una rumena scegliendola da un catalogo on line, il matto, il ragazzo che coltiva il sogno del giornalismo, arriva una maestra bella e giovane, uno spirito indipendente.

Per più di un’ora il film viaggia negli splendidi paesaggi in riva al Po, leggero ma tutt’altro che superficiale, lasciandoci sempre dubbiosi se la storia sia una commedia o un dramma, incerti sul personaggio per cui parteggiare. Tutti, personaggi e spettatore si trovano a misurarsi con la giusta distanza, dalla storia, dai sentimenti, dalle emozioni.

Poi si perde in una trama noir che non sa tracciare e che si conclude in un finale rattoppato, di quelli che poteva chiudere così o in almeno altri cinque modi possibili.

Ed è un peccato, perché Mazzacurati sa tracciare con grande abilità i personaggi, senza scadere nel renderli caricaturali e grotteschi. E questo era un rischio reale, visto che, per esempio, i ruoli finora interpretati da Battiston lo sono spesso stati, così come l’immagine che abbiamo di Salasso,  quella che lui ci propone a Zelig.

Ho molto apprezzato questo film per le atmosfere e la capacità di riprodurre una realtà che mescola ridicolo, tragico, squallido e onirico; ma se non possedessi gli elementi di italianità che me le hanno fatte cogliere, penso che sarei uscita dalla sala delusa.
di arancioeblu, sabato, 24 novembre 2007 alle 16:04 | link | commenti (3)
in: film, luoghi, attualità, io