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Carlo Lucarelli, Carta bianca – 1990

Carta bianca è la frase che per la polizia significa indagare su un caso in tutte le direzioni e con i mezzi che si ritengono più opportuni.
Lucarelli ci lascia pensare che il commissario De Luca abbia già fatto ampio uso di questa formula quando era Comandante della Polizia Politica, durante il Ventennio. Poi, per motivi che non ci vengono spiegati, la lascia per passare sotto le dipendenze dirette del Questore.
Siamo nel ’44 e De Luca indaga sull’omicidio di Vittorio Rehinard, trentino dalle amicizie altolocate, tombeur de femmes, trafficante di morfina.
È il periodo in cui tutti pensano già al “dopo” e si chiedono con chi sia più opportuno stare: con i fascisti, con i partigiani, con gli alleati.
L’unico che sembra non avere dubbi sulla condotta da tenere è De Luca, che porta avanti le sue indagini in modo onesto, con fare solo apparentemente accondiscendente, ma volto invece a scovare la verità, anche se questa va cercata nell’intimità delle persone, dentro il Clero, fra uomini protetti dal Duce e scomodando gli ex compagni di lavoro.
La storia è immersa in un’atmosfera da ultimo giorno di scuola, con la fretta del questore di concludere il caso, sbattendo sulla prima pagina di giornali compiacenti le gesta di una polizia quanto mai efficiente, anche quando, annusando la disfatta, tutti, anche chi dissimula, stanno chiudendo le valigie e hanno in tasca un biglietto di sola andata.
Fra quelli letti finora questo è il romanzo di Lucarelli che ho preferito. Se avete presente quelli che hanno per protagonista Coliandro, non troverete quasi nessuna somiglianza fra lui e De Luca: De Luca è deciso, riconosce i limiti che gli vengono imposti, e tendenzialmente non li supera (Coliandro lo fa sistematicamente), ha intuizione brillanti e non casuali (raramente quelle di Coliandro sono davvero solo sue), sa amare le donne con passione, senza temerle e senza disprezzarle. A parte l’insonnia (elemento ricorrente nella produzione lucarelliana) direi che nulla accomuna Coliandro e De Luca
di arancioeblu, venerdì, 31 luglio 2009 alle 16:27
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in: libri, io
Il principio democratico
L’albo delle Persone idonee all’ufficio di scrutatore di seggio elettorale è l’elenco di coloro che dichiarano la propria disponibilità a partecipare attivamente allo scrutinio elettorale.
Bisogna essere residenti ed iscritti alle liste elettorali del comune dell’albo nel quale si chiede di essere inseriti e si dichiara, oltre al titolo di studio, di non trovarsi in alcuna delle condizioni di cui agli articoli n. 38 del T.U. 30 marzo 1957, n. 361 e n. 23 del T.U. 16 maggio 1960, n. 570; di non aver subito condanne per i reati previsti dall’art. 96 del T.U. n. 570/1960 e dall’art. 104, 2° comma, del T.U. n. 361/1957.
Bisogna aver assolto gli obblighi scolastici e non essere: dipendenti delle Poste, dei Ministeri dell’Interno e dei Trasporti; appartenenti a Forze Armate in servizio; segretari comunali e dipendenti dei Comuni, addetti o comandati a prestare servizio presso gli Uffici elettorali comunali.
Questa mattina arancioeblu (il caldo e la situazione di momentanea disoccupazione la portano a percorrere sentieri inesplorati) è andata a presentare il suo bel modulino compilato e, con l’innocenza delle persone normali, ha chiesto di conoscere l’iter che porta alla chiamata (sorteggio, nomina, censo, tifoseria, dialetti parlati, prestanza fisica?).
A Bologna funziona così:
1 – prima delle elezioni i partiti si riuniscono e scelgono gli scrutatori;
2 - “il computer” stabilisce una graduatoria casuale, per ciascun quartiere;
3 - in seguito a rinuncia si attinge alla graduatoria casuale.
Se non ho capito male, il cittadino che ha un qualche legame con un partito è più cittadino di chi non ne ha. Vi pregherei di risparmiarmi il commento su quanto sia nota e diffusa questa abitudine, ma di soffermarvi sul fatto che quando l’abitudine diventa norma codificata siamo dalle parti della violazione del principio in base al quale Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, che sarebbe poi l’articolo 3 della nostra Costituzione.
Per questo proverò a disturbare (a partire dal Sindaco) qualcuno che possa rassicurarmi sul fatto che ho inteso male, o che mi hanno informato male e magari chiederò di poter leggere il documento che regolamenta la questione.
Prima di rassegnarmi al fatto che questo sia un paese geneticamente clientelare.
di arancioeblu, giovedì, 30 luglio 2009 alle 13:22
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in: bleah, io
Piergiorgio Odifreddi, In principio era Darwin – 2009
Rapida quanto organica analisi de La vita, il pensiero, il dibattito sull’evoluzionismo, cose già presentate da Odifreddi al Festival della Mente di Sarzana e riproposte recentemente su radiodue (le puntate si possono scaricare qui). Ma Odifreddi è onesto, lo dice nel prologo, quindi è perdonato.
Per chi conosce già la materia è una specie di 'bigino' con battute sagaci (che qualche credente sicuramente riterrà offensive, grandiosa quella che ha per oggetto E.coli, i nostri intestini e il buon Dio) in conclusione dei capitoli e con una bibliografia essenziale.
Per chi vuole avvicinarsi è uno strumento valido.
di arancioeblu, lunedì, 27 luglio 2009 alle 11:52
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in: natura, libri, attualità , io
Carlo Lucarelli, Guernica – 2000

Guernica è la storia di Filippo Stella sicario, puttaniere, contrabbandiere, ladro e spia, uno capace, durante la guerra di Spagna, di vendere comunisti ai falangisti in un capitolo e falangisti agli anarchici la pagina successiva. È una specie di tutti contro tutti, in cui Stella si trova benissimo, forte del suo cinismo e della sua capacità di mistificatore (Sì, signor capitano, - dissi, strozzato dai fagioli di traverso. Lui pensò che fosse commozione e si allungò per stringermi la spalla). Stella è uno sveglio Lo guardai e da come mi guardò guardarlo capii che aveva capito che avevo già capito anch’io. Fui più veloce. Estrassi la Maser e gli sparai in un occhio.
Viene arruolato per accompagnare un capitano alla ricerca delle spoglie di un amico d’infanzia e, passando da Teruel a Sigüenza a Madrid fino a Guernica, attraversa una Spagna piena di orrore, di voci riportate, di maledizioni, di zingare e streghe.
L’orrore cresce man mano ci si avvicina a Guernica, ma è un orrore che gradualmente diventa onirico e visionario, un orrore in cui è difficile distinguere la realtà dalla finzione, come sempre quando non si crede alla realtà che ci mostrano gli occhi. Si respira un’aria di morte soffocante; si odora il sangue come in un mattatoio.
Questo breve romanzo si chiude con quadro donchisciottesco, forse a significare che l’orrore rende pazzi o è dei pazzi, un omaggio a Borges e un andare del capitano e del suo scudiero che ricorda, in qualche modo, il placido allontanarsi di Guglielmo da Baskerville e Adso con cui si chiude Il nome della rosa.
di arancioeblu, sabato, 25 luglio 2009 alle 18:18
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in: libri, luoghi, io
Carlo Lucarelli, Falange armata – 1993
Inizia con un morto allo stadio durante l’amichevole di calcio Bologna-Modena, questo appassionante romanzo di Lucarelli, che si inventa un poliziotto molto sui generis.
Il sovrintendente Coliandro è gretto, greve, volgare, pavido, pasticcione. È un tamarro che trucca la macchina, il poliziotto becero dal quale ci si augura di non essere interrogati, il collega che trascura il proprio lavoro all’ufficio passaporti per impicciarsi delle indagini sugli omicidi altrui. È un misogino di cui si capisce benissimo quello che pensa delle donne in Polizia, anche se non si disturba a dircelo, un viscido di quelli che parlano a una donna fissandole le cosce se è in minigonna e il decolté se merita, e se non merita tette un cazzo ma bella bocca da pompini. Pensa che si vede benissimo, le donne (le minigonne) se le mettono apposta per farsi, guardare, anzi… se uno non guarda è peggio, sarebbe come offendere. E così via, sistemandosi sotto i calzoni. La sua frase ricorrente è Gioventù di merda. Li metterei tutti dentro.
Eppure, inspiegabilmente, Lucarelli riesce a renderlo simpatico, di quella simpatia strana, forse perché Coliandro fa un po’ pena nella sua solitudine, nel suo non aver più letto un libro dopo la maturità (peraltro conseguita con una certa fatica), pensi che sia un poveretto e un po' ti dispiace perchè ha delle idee, delle intuizioni anche se non sa metterle in ordine logico, un po’ ci godi quando lo menano, perché l’artificio del racconto in prima persona rende insopportabile il suo mix di arroganza e dabbenaggine. E quando - saranno le botte e tutto quello che è successo, cazzo… non sono di ferro neanch’io… mi viene una crisi di nervi e comincio a piangere, con le lacrime e i singhiozzi, merda, come un bambino. Con la faccia nelle mani, perché mi vergogno. – vien da fargli 'pat pat' sulla spalla, appunto, come ai bambini.
Passando quasi indenne attraverso sparatorie, naziskin, tentativi di corruzione e tante botte, alla fine Coliandro riuscirà ad essere, molto a modo suo, un eroe.
Ma solo per un attimo, perché Lucarelli sa dove finisce la credibilità di uno scrittore e resiste alla tentazione della banalità dell’eroe a tutti i costi.
di arancioeblu, venerdì, 24 luglio 2009 alle 16:01
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in: libri
Affinità
Mario Balotelli è ghanese di origini, adottato a 2 anni da una coppia di bresciani, ora, raggiunta la maggiore età, è italiano, anche se a un sacco di gente questa cosa non va giù.
Samuel Eto'o di padri ne ha due. Uno è quello naturale, genetico: il suo nome è Jona Okwa ed è stato sposato con tre donne, la prima delle quali diede alla luce Samuel il 10 marzo 1981. Il secondo è quello calcistico: nel villaggio di Kumba, in Camerun, un uomo chiamato Eto'o prese sotto la sua ala quel ragazzino destinato a diventare un fuoriclasse del calcio mondiale.
Mi piace questa coppia davanti: che Mario impari da Samuel, che Samuel continui a fare quello che sa.
Nessun rimpianto per il nasone: ok, è stato determinante nelle ultime due annate, ma quest'anno (visto che LUI voleva andarsene e quando uno non vuol restare l'unica cosa ragionevole è lasciarlo andare alle condizioni migliori per la società) avrebbe giocato con sufficienza, insofferenza, svogliatezza e con l'indisponenza di cui sa essere maestro. A queste condizioni, davvero, nessun rimpianto.
di arancioeblu, venerdì, 24 luglio 2009 alle 12:54
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in: inter, attualità , io , blogaltrui
Forse
Per motivi principalmente attribuibili a pecunia e due di picche, parte delle vacanze è sfumato. Così ci troviamo a trascorrere un po' di giorni a casa.
Forse perchè sono i primi giorni, forse perchè fra giugno e luglio abbiamo tenuto dei ritmi più sostenuti del solito, forse perchè il condizionatore ci fa vivere meglio delle estati scorse, forse perchè certe volte anche organizzare una vacanza può essere stressante... ma a me questa vacanza casalinga non sta dispiacendo per nulla. Si dorme e si pisola (lavori di ristrutturazione al piano di sopra permettendo), si legge a volontà, si fanno anche delle cosette in casa per il gusto di farle, si guardano dei film, ci si toglie qualche sfizio. Non è poi così male.
di arancioeblu, mercoledì, 22 luglio 2009 alle 11:21
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in: cosedicasa, io
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