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Gay si, no, forse

Comunicato Arcigay 28.01.09 ore 15.00

Leggiamo su diversi blog e siti gay di un articolo della rivista francese Numéro Homme, nel quale durante un'intervista, il grande ballerino Roberto Bolle dichiara di essere gay.

Il giornalista si informa se abbia o meno accettato la propria omosessualità e Roberto risponde di sì, commentando che però in Italia è necessaria la riservatezza, a causa del potere conservatore della Chiesa.

 

 Comunicato Bolle ore 19.00
"Sono molto dispiaciuto di tutta la bagarre che è nata da un'intervista che ho rilasciato alla rivista francese lo scorso autunno. In realtà la mia dichiarazione riguardo l'argomento della omosessualità è stata completamente travisata e decontestualizzata, a causa probabilmente anche della mia non perfetta padronanza della lingua".

"Non ho mai parlato della mia sfera privata - afferma Bolle - e non intendo iniziare ora, per cui la notizia del mio presunto "outing" non corrisponde a verità. Come è ormai risaputo, non amo parlare della mia vita privata e non rilascio mai dichiarazioni sulla mia sessualità e su quella di terzi e non credo che questo faccia parte dei "doveri sociali" degli artisti e dei personaggi pubblici. Rimane la mia simpatia e il profondo rispetto per le persone omosessuali.
Quello affrontato con il giornalista era un argomento generale e non personale."

"Rimango sempre stupito nel constatare come tutto quello che è gossip e fantagossip viaggi più veloce delle notizie che riguardano invece la cultura e l'arte, che sono invece gli unici argomenti di cui amo parlare e di cui mi faccio portavoce"

Sa volare, è bello, bravo, impegnato, di successo.

Se fosse anche sincero sarebbe quasi perfetto

di arancioeblu, giovedì, 29 gennaio 2009 alle 09:43 | link | commenti (9)
in: attualità, opere di bene, belli punto e basta

Gipi, LMVDM – La Mia Vita Disegnata Male - Coconino Press 2008

 

Qualche tempo fa ho visto Gipi intervistato a Le invasioni barbariche. Occhi dolci e riccioli neri, ossuto, sguardo vivo e rapido, mani irrequiete, spaesato. Mi ha fatto pensare ad un Andrea Pazienza (anche se Paz era molto più tormentato e bello come un dio greco).

In LMVDM Gipi si racconta in una specie di narrazione onirica in cui alterna il bianco e nero con un tratto che graffia il foglio con il colore acquerellato: droga, amori, impotenza, carcere, editori, noia, aspettative, amicizia, morte, vigliaccheria , stupidità, fortuna, gioia. Gipi abbozza gli argomenti, li abbandona e ci ritorna, obbligandoci a seguirlo in una specie di andirivieni nel quale ci si sente subito avvinghiati, impossibile chiudere il volume prima di averlo completato.

Bellissime le tavole in cui una figura si allontana in un paesaggio di periferia con 7/8 di cielo, e quelle in cui Gipi impara a nuotare: in un mare sconfinato una figura appena abbozzata e una piccola didascalia in basso.

In quei pochissimi tratti c’è tutto il fluire del tempo, della vita, del riuscire a ‘starci dentro’ prima semplicemente restando a galla, poi avanzando:

Sto imparando a nuotare

Importante è sentire l’acqua che scorre

Non fare resistenza

L’acqua deve scorrere via

Armonici dovrebbero essere i movimenti delle braccia – di più –

E si deve stare calmi, quando si prende aria

“Bravo. Ci sei quasi”
di arancioeblu, martedì, 27 gennaio 2009 alle 12:59 | link | commenti (2)
in: libri, io

Mathis Wackernagel, William E.Rees L’impronta ecologica

Come ridurre l’impatto dell’uomo sulla Terra

A cura di Gianfranco Bologna, Edizioni Ambiente - 1996

 

 L’impronta ecologica è un modello che si pone l’obiettivo di quantificare quanto territorio e quanta acqua servano a ciascuno (persona, famiglia, regione, nazione) per produrre ciò che gli serve (ovvero a mantenere la qualità della vita che si ritiene non trattabile) e smaltirne i rifiuti.

Come tutti i modelli è forzatamente una proiezione semplificata del problema e le principali accuse che ha ricevuto sono proprio quelle legate a una sua eccessiva limitatezza, staticità (mentre il sistema biosfera è dinamico) e il taglio molto pedagogico.

Il concetto di Impronta ecologica ribalta e supera quello di carrying capacity (capacità portante, ossia non ci si chiede quanto possiamo crescere, ma quante risorse (in termini appunto di acqua, territorio produttivo e smaltimento), ci serve per farlo.

Il problema dello sviluppo sostenibile in quest’ottica mette molto in evidenza che ogni volta che qualcuno ha un’impronta ecologica che eccede la legittima quota di terra, altri si vedono ridotta la propria. Sono evidenti le ripercussioni del problema, che superano la visione strettamente naturale ed entrano in quella sociale.

È chiaro che, aumentando la popolazione, la superficie della nostra legittima quota di terra diminuisce. Inoltre, per ogni persona la cui Impronta Ecologica supera la quota legittima di 3 volte (come avviene per i nordamericani), devono esserci altre tre persone che si accontentano di un terzo della quota. Qualcuno si offre volontario?

Già Platone, in qualche modo, si era posto il problema, tant’è che nelle sue Leggi dice: Il numero massimo ottimale di cittadini non può essere calcolato senza prendere in considerazione il territorio o gli stati confinanti. L’estensione del territorio deve essere sufficiente a consentire a un dato numero di persone un confortevole tenore di vita: non è necessaria una spanna di più.

 

I critici del modello sostengono che la tecnologia fa risparmiare risorse. Il linea teorica, questa è una buona osservazione, il problema sta nel fatto che le risorse liberate dal risparmio indotto dalla tecnologia, vengono il più delle volte utilizzate per aumentare i consumi, annullando il beneficio del guadagno in efficienza. Quindi l’efficienza energetica riduce i costi solo se i guadagni vengono fin dall’inizio sottratti a una successiva circolazione economica (non vi ricorda il principio delle cooperative?)

Il modello non si propone l’obiettivo di dare LA soluzione, ma di affiancare le strategie in uso e la sperimentazione per conoscere, seppur in modo schematico, come comportarsi per compensare il nostro impatto: niente ecosfera vuol dire niente economia, niente economia vuol dire niente società (o più semplicemente, per chi non comprende altro linguaggio che quello degli affari, niente pianeta vuol dire niente profitto).

 

www.globalfootprint.org

www.earthconservation.org

www.lifegate.it

www.impattozero.it
di arancioeblu, martedì, 27 gennaio 2009 alle 12:50 | link | commenti (4)
in: natura, libri, attualità, io

Cominciare male, finire bene (parte seconda)

Come dicevo, faccio un ciclo di fisioterapia alla spalla. Ho iniziato con Anna, che ho visto 3 volte. Venerdì Anna mi saluta dicendomi che ha trovato lavoro in un’altra struttura.

Così stamane al posto di Anna ho trovato Carrrlos.

Carrrlos mi “ascolta” la spalla con la mano, mentre faccio alcuni movimenti, poi mi dice: Bene. Comincia pure con gli exerrrcisi che te ha insegnato Anna, jò te guarrrdo. Poi ne facciamo qualcuno nuovo insieme.

I più malissiosi de voi penserrranno che su quel jò te guarrrdo io abbia vacillato. Invece ho tirrrato fuorrri la mia anima zen e senza batterrr cilio ho fatto gli exerrrcisi che me ha insegnato Anna.

Mi mancano ancora 6 sedute (anzi, 5 perché una la faccio il pomeriggio e Carrrlos potrebbe non esserci). Consigli?
di arancioeblu, lunedì, 26 gennaio 2009 alle 11:47 | link | commenti (8)
in: io , belli punto e basta

John Snow, Cattive acque. La vera storia del colera a Londra

Il Pensiero Scientifico Editore

Introduzione e traduzione a cura di Tom Jefferson

 

A metà del 1800 Londra fu colpita da massicce e ripetute epidemie di colera, che non distinguevano fra poveri e ricchi, marinai e minatori, case borghesi di Chelsea e tuguri di St.Giles.

John Snow, medico di umili origini, in giovanissima età scelse una vita morigerata, che lo portò negli anni ad essere strettamente vegetariano e a bere solo acqua distillata.

Questo libro ripropone l’opera con cui Snow sviscerò il problema colera, analizzando le ipotesi al tempo diffuse sull’origine e le modalità di trasmissione della malattia, demolendole una per una e dimostrando, infine, l’esattezza della propria teoria: il colera si trasmette mediante un agente patogeno, con contagio oro-fecale, l’acqua ha una funzione prioritaria. Niente miasmi, niente misteriose sostanze diffuse nell’aria, nessuna predisposizione personale.

Negli stessi anni in Italia Filippo Pacini “vide” per la prima volta al microscopio i vibrioni del colera e descrisse in modo identico a quello di Snow cause e modalità di trasmissione della malattia. In assenza di strumenti che permettessero la comunicazione fra scienziati Pacini e Snow restarono reciprocamente all’oscuro della scoperta dello studioso d’oltremanica, e nessuno dei due, in vita, ebbe il dovuto riconoscimento.

Per contro, oggi a Londra una targa, un monumento, la ricostruzione della pompa originale di Broad Street (oggi Broadwick Street) ricordano il genio di John Snow, oltre a un pub, scelta arguta, visto che le vittime del colera erano pochissime fra coloro che non bevevano acqua o lavoravano nelle birrerie.

Di Filippo Pacini, temo nessuna traccia.

 

Il libro è zeppo di analisi precise, dati statistici (quando ancora la statistica non si sapeva che cosa fosse), elementi a favore della propria e contro le altrui teorie, l’importanza dell’igiene, delle modalità di erogazione e distribuzione dell’acqua, rapporti fra approvvigionamento idrico e clima, altitudine, professione, stato sociale. Snow procede come Sherlock Holmes, elimina via via tutti gli elementi fuorvianti, errati, restringe progressivamente il campo d’azione, fino ad individuare l’assassino.

Numerosissime anche le curiosità sullo stile di vita, le abitudini igieniche e alimentari; stupisce come non si potesse immaginare che bere acqua attinta da fonti in cui si scaricano le fogne fosse vettore di malattie di qualsiasi tipo.

Cattive acque è anche un bellissimo oggetto, arricchito da due mappe di Londra dove, nella prima, Snow riporta la distribuzione del contagio in relazione alla distanza dalla pompa di Broad Street, nella seconda i distretti di distribuzione dell’acqua da parte delle varie compagnie e le loro sovrapposizioni. Tutto questo prima dell’invenzione del GIS, ovviamente.

Cattive acque è una lezione di metodo scientifico e di produzione di una pubblicazione e attacca senza falsi pudori o moralismi la politica che antepone gli interessi privati a quelli pubblici. Una lezione.
di arancioeblu, domenica, 25 gennaio 2009 alle 12:29 | link | commenti
in: libri, attualità

Cominciare male, finire bene
Tradizione vuole che la sveglia suoni dieci minuti prima dell’ora giusta, in modo da avere un margine di tempo per dirsi buongiorno per bene, farsi due coccole, decidersi ad alzarsi.
Stamattina un minuto dopo la sveglia, un ciocco in cucina ci obbliga ad alzarci anzitempo: i gatti sono saliti sul bancone e hanno rotto una bottiglia di vetro, con un po’ d’acqua, ovviamente. La giornata è proseguita con due blocchi del PC, un’email in cui mi si chiede un di un lavoro consegnato quasi due mesi fa come se non fosse mai arrivato (nonostante la notifica di ricevimento) con richiesta di chiarimenti, seguita da telefonata fiume.

 

Ieri pomeriggio ho iniziato un ciclo di terapie per un problema alla spalla, oggi ho continuato, cambiando orario e andando la mattina. Così, anziché una terapista vagamente scorbutica e molto molto lampadata, ho trovato un morettino moro, occhi scuri, barba finto trascurata. Appena mi parla capitolo: mi ha piazzato lì un paio di erre e di zeta spagnoleggianti che mi hanno ammazzato. Avete presente Un pesce di nome Wanda? Ecco, qualcosa di affine.
di arancioeblu, venerdì, 23 gennaio 2009 alle 11:43 | link | commenti (7)
in: io , belli punto e basta

Gennaio

M. dice che gennaio è un mese di merda. Un po' ha ragione, perchè in gennaio ha perso tante di quelle cose e di così grandi che non si può darle torto. Me lo dice quasi scusandosi e aggiunge mi dispiace, perchè è il mese del tuo compleanno, ma spero finisca presto.

Un po' sentendomi fuori luogo, un po' sperando di poterla veder sorridere, ieri le ho detto che gennaio è si un mese di merda e che spero anch'io finisca presto.

goran_visnjic_05 ...ne riparliamo il 30 gennaio

di arancioeblu, lunedì, 19 gennaio 2009 alle 10:43 | link | commenti (6)
in: opere di bene, io , belli punto e basta