Genova, Milano. Qui Italia
“…la mancanza, nel nostro sistema penale, di uno specifico reato di tortura ha costretto l’ufficio del pm a circoscrivere le condotte inumane e degradanti (che avrebbero potuto senza dubbio ricomprendersi nella nozione di tortura adottata nelle convenzioni internazionali)”.
Pagina 311 delle motivazioni della sentenza per il processo di Bolzaneto.
“La Polizia ha una cultura deviata delle indagini, perché pensa che identificare una persona che partecipa a una manifestazione consenta di attribuirle tutti i reati commessi nella stesa manifestazione”.
Il sostituto procuratore generale Alfredo Montagna, a proposito dei disordini dell’11 marzo 2006 a Milano, Corso Buenos Aires.
di arancioeblu, sabato, 29 novembre 2008 alle 16:31
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in: attualità , bleah
Pole pole

La logica del pole pole si impara subito in Africa.
Significa piano piano e potrei dire che è la versione swahili del nostro chi va piano va sano e va lontano. Perché basta non avere fretta, le cose si risolvono.
Mi è arrivata questa email, che riporto omettendo qualcosa ma senza modificare niente, nemmeno l'italiano. Per correttezza è stata spedita il 20 novembre, io l'ho letta solo ieri sera.
Da un controllo che sto effettuando sulle chiamate che mi risultano ancora aperte, ho trovato quella in oggetto per l'utilizzo di (…) A suo tempo ho interpellato il servizio (…) dalla quale ho avuto la risposta, che ho riferito, che erano in attesa di una richiesta da parte di (…), in quanto per quel programma (...).
Non avendo riscontri sull'esito della cosa, trasmetto il modulo da compilare per la richiesta, da far firmare al Responsabile del servizio.
Questo, se la cosa non è già stata nel frattempo fatta, dovrebbe servire a sbloccare il problema.
La richiesta di cui si parla è dell’agosto 2007. Pole pole, appunto.
p.s. questa è una delle mandrie che abbiamo incontrato sulla strada per lo Tsavo. I buoi attraversano la strada col loro ritmo, nonostante le urla e le frustate dei bovari. Mi sembra renda bene l'idea.
di arancioeblu, giovedì, 27 novembre 2008 alle 13:53
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in: attualità , bleah, io
Edward Bunker, Come una bestia feroce - 1973

- Potresti procurarmi un posto?
- Stai scherzando. Amico, ti conosco. Trufferai l’intera città.
- No, voglio appendere i guanti al chiodo. Troverò un lavoro e mi sistemerò. – Avrei voluto spiegarmi meglio, ma all’improvviso vidi quanto ridicola fosse la situazione: un uomo costretto a giustificarsi perché voleva abbandonare la vita del criminale.
All’alba apparvero le colline di San Francisco. Non avevo sonno, ma presi una camera al Fairmount Hotel, scegliendolo per la semplice ragione che era il migliore della città e dicendomi che soltanto un criminale poteva passare una notte in un cimiciaio da due dollari e quella successiva in una suite da quaranta.
La foresta di pini pareva un infinito, immobile muro di oscurità, malinconico e misterioso. Per un istante i cespugli illuminati dai fari sembravano forme ostili lanciate contro l’auto; finché la strada non curvava all’improvviso e li rigettava nel ventre buio.
- Ci si vede fra un quarto d’ora, - dissi ad Aaron.
- O nel cortile di Folsom.
- O all’obitorio.
- Meglio fra un quarto d’ora.
- Giusto.
Montreal è situata su un’isola lungo il fiume St. Lawrence, cosa che al mio arrivo mi sorprese non poco. E anche, a fine novembre, incredibilmente fredda. In confronto Chicago in inverno è come le Bahamas.
Il mio autostoppista aveva avuto ragione: il Canada era così liberale nell’elargizione dei passaporti che in confronto gli Stati Uniti parevano Auschwitz.
- Amico, le so queste cose, - ribatté Jerry.
- Mi preoccupo per te, coglione.
- Ti adoro, figlio di puttana del cazzo.
Eravamo molto felici.
di arancioeblu, giovedì, 27 novembre 2008 alle 12:51
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in: libri, luoghi
Jambo (Tsavo National Park, Gede, spiagge)
MOLTO GRANDI

GRANDI

MEDI

PICCOLI

MOLTO PICCOLI

di arancioeblu, giovedì, 27 novembre 2008 alle 12:33
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in: natura, luoghi
Jambo (spari, copertoni bruciati e schiamazzi)

La prima pagina del Daily Nation qui, uno dei principali quotidiani kenioti, oggi contiene una grande fotografia scattata a Watamu, 20 km a sud di Malindi, località costiera frequentata da molti italiani. L’immagine mostra tre poliziotti in assetto antisommossa (casco con visiera, pistola, sfollagente e grande scudo di plastica), e ai loro lati un ragazzo e una donna nel tipico vestito multicolore. L’articolo parte in prima su tre colonne e prosegue all’interno: è molto raro che Watamu "faccia notizia", in questo caso dipende dal fatto che i disordini che si sono succeduti per almeno sei ore nelle strade e sulla spiaggia devono aver inquietato qualcuno di importante, a Nairobi.
Di questi "disordini" siamo stati, per così dire, testimoni, trovandoci a non più di 200 metri dalla spiaggia e ancor più vicini al luogo ritratto nella seconda fotografia pubblicata dal Daily Nation, dove si vede un’alta colonna di fumo nero che si alza da qualche copertone bruciato. Ecco la sintesi dei fatti ripresa dal quotidiano keniota.
Almeno 100 militari si sono frapposti ai giovani che protestavano per la costruzione di un muro di recinzione sulla spiaggia, da parte di un investitore italiano (nell’articolo è riportato il nome completo, per noi basta il soprannome "Beppe" ndr). Le strade di accesso al paese e alla spiaggia di Watamu beach sono state bloccate bruciando copertoni e con una sassaiola, da parte dei ragazzi contrari al progetto. Il sindaco di Malindi e il suo vice a Watamu hanno controllato con grande difficoltà la protesta. Il rappresentante della comunità locale afferma che l’area che si vorrebbe recintare costituisce l’unico spazio ricreativo pubblico rimasto sulla spiaggia. Gli incidenti di ieri fanno seguito a quelli già avvenuti nel 2005, quando soldati e guardie private erano stati impegnati nella protezione dei muratori che dovevano costruire quel muro di cinta sulla spiaggia; ma dopo una settimana il muro era stato abbattuto dalla comunità locale. "Beppe" dice di aver comprato quel lotto di terreno nel 1995, volendo destinarlo alla costruzione di ville per un valore commerciale di 120 milioni di scellini kenioti (circa 1,2 milioni di euro oggi): Ho la proprietà del fondo, ho pagato tasse governative e locali, quindi, qual è il problema? L’investitore aggiunge che per il bene della comunità locale ha offerto un altro lotto come spazio ricreativo, un milione di scellini ai pescatori e un acro agli occupanti per far loro avviare le attività. Ha sollevato forti proteste contro l’amministrazione locale, dicendo che sono stati pagati soldi per la sicurezza senza adeguati risultati. Il governo ha mandato soldati per garantire la costruzione del muro, ma quando se ne sono andati, il muro è stato abbattuto.
LA SINTESI DI ARANCIO
Se vuoi chiudere la spiaggia per farti la villa con accesso privato al mare e vuoi occupare aree per legge destinate alla protezione della natura e ai pescatori, io ti abbatto il muro.
Se corrompi qualcuno e ci riprovi, io ti abbatto il muro
E la prossima volta, potrei anche bruciarti la casa.
di arancioeblu, lunedì, 17 novembre 2008 alle 15:32
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in: natura, luoghi, cosedicasa, attualità , bleah, io
Jambo (e scusate gli errori)
Splinder: Sii Paziente…
Libero: Mail in caricamento…
Non c’e’ che dire il Kenya abitua alla pazienza.
Siamo ormai da venti minuti connessi e non riusciamo a scrivere un post, scaricare la posta, leggere un giornale on line.
La tastiera manca di una serie di caratteri e il neon spara una luce che riflette sui tasti: impossible scrivere qualsiasi cosa senza commettere errori. Mi perdonerete (forse).
La connessione non e’ lenta, e’ in perfetto stile Kenya, e non e’ detto che mi sorreggera’ fino alla fine, appesa com’e’ a un filo…
Rispetto a due anni fa le cose sono abbastanza cambiate: e’ ancora + caldo, nel senso che non si respira dalle 10 alle 16 e il sole brucia come se fossimo su Marte (qualche neurone funziona ancora per ricordare che qualche pianeta e’ + vicino al sole di noi, alias, potrebbe andare peggio), le sommosse del Natale scorso fanno si che il turismo sia in calo, che in un certo senso e’ un bene, ma l’aria che si respire a Watamu e’ quella della Riviera a fine stagione, solo + calda, + rumorosa (strombazzamenti vari). La gente continua a sorridere abbagliandoti con dentature che non conoscono carie, i bambini (mamma mia quanti…) continuano a correrti incontro.
Il mare e’ invece sempre quello: un acquario. La sabbia continua a essere di borotalco, scricchiola sotto i piedi come neve, solo che scotta.
La mia protezione 30 fa il suo lavoro (certo la metto alla prova solo in orari “da cristiani”), quella 50 del consorte ci prova, ma ieri se n’e’ tornato a casa con i piedi bruciacchiati.
Ora vado, chissa' se riusciro' a pubblicare questo post.
di arancioeblu, sabato, 15 novembre 2008 alle 15:55
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in: luoghi, io
Domani vado qui

da dove rifletterò anche sul senso di tenere aperto un blog sul quale scrivo sempre meno.
Statemi bene
di arancioeblu, domenica, 09 novembre 2008 alle 20:55
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in: luoghi, io
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