Voto/Non voto
Ho fatto il test http://www.voisietequi.it/: i risultati mi hanno inquietato così tanto che sto pensando di non votare. Scoprire di essere vicina all'Italia dei Valori mi turba, ma soprattutto: DA DOVE SALTA FUORI LA LISTA PER IL BENE COMUNE?
oppure provate il politometro di repubblica
scritto da arancioeblu, lunedì, 31 marzo 2008 alle 19:06
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Arkas (2)

Arkas è pubblicato in Italia da http://www.lavieri.it/
scritto da arancioeblu, lunedì, 31 marzo 2008 alle 18:19
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in: natura, libri
Arkas (1)

Arkas è pubblicato in Italia da http://www.lavieri.it/
scritto da arancioeblu, lunedì, 31 marzo 2008 alle 18:18
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(Jean-Baptiste Poquelin) Molière, Les Femmes savantes - 1672
Bisognerebbe, ogni tanto, riprendere in mano cose lette 20 anni prima.
L’ho fatto con questa deliziosa commedia, per la quale, come per tutte le grandi opere, il tempo che passa è una questione che riguarda altri.
L’ambiente, i personaggi, le situazioni, sono quelli classici della Comédie Humaine: due sorelle, un bravo ragazzo, un amore contrastato, un capofamiglia molto poco capo, una moglie capricciosa, una serva, gli uomini dotti. Sullo sfondo la disputa culturale sull’emancipazione femminile dalla famiglia e dagli uomini, la possibilità di studiare.
Difficile schierarsi con l’uno o l’altro dei personaggi, perché Molière riesce a far loro pronunciare frasi assolutamente condivisibili (oggi) e un attimo dopo ottuse banalità.
Nella moglie convivono volontà di emancipazione, lei desidera un letterato come genero, e stupidità nel vivere quotidiano; l’apparente buon senso del marito, che ritiene spropositato il licenziamento di una serva colpevole di parlare in modo sgrammaticato, nasconde il rifiuto all’indipendenza femminile.
I letterati lusingano le donne con sdolcinati madrigali e un attimo dopo si insultano con veemenza, desiderano donare il loro cuore alla bella fanciulla, ma solo finché non scoprono che la famiglia è in rovina.
Les Femmes savantes contiene tutto e il contrario di tutto. C’è molto di più della banalizzazione dell’erudito messo in ridicolo dal buon senso comune; c’è una specie di scossa elettrica in ogni parola, che spinge alla sospensione del giudizio.
Quando lo lessi al liceo, mi divertirono la situazione e i personaggi, gli equivoci, i colpi di scena e la critica ai costumi e alle meschinità umane, onnipresente.
Ma la cosa più sorprendente è stata la riscoperta della musicalità di questa commedia. Molière era stato fortemente criticato perché nelle sue opere precedenti si era espresso in prosa. Ai tempi, i “dotti” mal sopportavano la prosa a teatro. Così Molière confezionò un’opera in versi alessandrini.
Ma, non meno della prosa brillante del Malade imaginaire, la forma in versi rende ancor più vivaci i dialoghi e le repliche, grazie al ritmo della metrica e a quella specie di eco che accompagna al verso successivo.
Je consens qu’une femme ait des clartés de tout,
Mais je ne lui veux point la passion choquante
De se rendre savante afin d’être savante;
Et j’aime que souvent, aux questions qu’on fait,
Elle sache ignorer les choses qu’elle sait;
De son étude enfin je veux qu’elle se cache,
Et qu’elle ait du savoir sans vouloir qu’on le sache,
Sans citer les auteurs, sans dire de grands mots
Et clouer de l’esprit à ses moindres propos.
scritto da arancioeblu, lunedì, 31 marzo 2008 alle 18:13
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Pino Cacucci, Oltretorrente - 2003

In una notte estiva del ’72 si verificano a Parma scontri fra neofascisti e militanti di Lotta Continua. Uno di loro, Mariano Lupo se ne va a soli 19 anni, per una coltellata al cuore.
I suoi funerali si trasformeranno in un’immensa manifestazione antifascista, nella quale ripetutamente verranno evocate le barricate del ’22, quando gli Arditi del Popolo organizzarono la resistenza e vinsero sui fascisti, giunti numerosissimi da più parti d’Italia per sedare la sommossa. Dopo il funerale, un Ardito del Popolo racconta quelle giornate, e la figura forse più significativa di quella resistenza: Guido Picelli.
Questo fatto è il pretesto tornare al 1922, quando gli squadristi assaltavano le camere del lavoro, le sedi delle associazioni operaie, le redazioni dei giornali di sinistra o di qualsiasi altro che osasse scrivere ciò che realmente erano e facevano. E iniziarono a uccidere. Non si accontentavano più di devastare ogni luogo dove si lottasse per la democrazia e i diritti dei lavoratori. Presero ad addestrarsi militarmente, senza che le autorità dello stato facessero niente per disarmarli, anzi.
Il racconto è di quelli che molti hanno avuto la fortuna di sentire raccontati dai nonni, o da altri testimoni di quegli anni, di quelli che altri, meno fortunati, possono solo leggere o ascoltare guardando qualche sbiadita testimonianza in TV.
Mi ha emozionato sapere che per anni, quelli vissuti a Parma, tutte le mattine percorrevo quelle strade che settant’anni prima erano state bloccate da barricate e vissute da uomini e donne infiammati da ideali per cui combattere e morire. Ho rivisto il “mio borgo” da un’altra prospettiva, diversa da quella scanzonata degli studenti, sferragliante di biciclette dall’equilibrio improbabile, i nostri mezzi prediletti di locomozione, come nel ’22.
Ma l’emozione si ferma lì. Perché nel tentativo di aggiungere valore storico al racconto, Cacucci alterna i ricordi dell’Ardito a pezzi di storia, interrompendo la narrazione e togliendole ritmo e intensità ai ricordi, raffreddando la carica emotiva.
Il libro si apre con una dedica Ai barricadieri di ogni tempo e luogo, ma Oltretorrente mi è sembrato un’occasione persa.
scritto da arancioeblu, lunedì, 31 marzo 2008 alle 18:02
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in: libri, luoghi, cosedicasa, io
Capire un pretesto
Capita di scrivere un post con un intento e di ritrovarlo capovolto, di scatenare reazioni integraliste o menefreghiste o il più totale disinteresse. Capita di scrivere una battuta e che qualcuno la trovi tremendamente seria, o che il discorso sui massimi sistemi venga interpretato come la più lapalissiana delle banalità.
Nell'impossibilità di far precedere post e commenti dalla dicitura questa è una cosa seria o questa è una baggianata o questa è una spiritosaggine, o di concluderli con tutti gli emoticon che splinder mi mette a disposizione, mi affido alle vostre intelligenze. Non prendiamoci troppo sul serio.
scritto da arancioeblu, venerdì, 28 marzo 2008 alle 09:49
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7 volte Manhattan

Leggevo qualche giorno fa sul Corriere della Sera i risultati di un sondaggio (l’ennesimo) sugli argomenti fondamentali per gli elettori, quelli che si ritiene il nuovo Governo debba affrontare nell’immediato: rilancio dell’economia, lavoro, spesa pubblica, precariato, pensioni, e giù giù fino ad arrivare alla questione ambientale, importante per una percentuale di elettori inferiore al 2%. Come se un’atmosfera imbottita di CO2, i rifiuti che ci seppelliscono, la combustione dei fossili e tutto il resto, fossero problemi che riguardano qualcun altro, come se non fossero problemi che incidono sull’economia, sul lavoro, sulle risorse.

Nel frattempo un ghiacciolo grande 7 volte Manhattan si è staccato dall’Antartide. Il ghiacciolo era sotto osservazione, perché i climatologi ne avevano previsto il distacco: si, ma fra 15 anni.
scritto da arancioeblu, mercoledì, 26 marzo 2008 alle 09:07
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