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Una festa così bella...

 (Ipa photo) INTER - EMPOLI 3-1  Foto di gruppo con l'allenatore Mancini e i figli di tutti i giocatori (Pegaso) INTER - EMPOLI 3-1 Alcuni figli dei giocatori nerazzurri (Ipa photo) INTER - EMPOLI 3-1 (Ipa photo)

una festa così bella non si era mai vista

Massimo e Milly Moratti (Ansa)

p.s. C'è chi per festeggiare si cala da un elicottero. Poi c'è chi si affida alla gioia spontanea, ai capelli bianchi, alla moglie che mostra tutti i suoi anni, alla freschezza augurale dei figli de campioni...

di arancioeblu, lunedì, 30 aprile 2007 alle 12:07 | link | commenti (7)
in: sport, inter, io

Vola Farfalla!

 

30 anni fa (mamma mia...) mi piacevano le ginnaste snelle ed eleganti.

Non ho cambiato idea, ma ora non posso non tifare Vanessa Ferrari, farfalla dorata.

 

Intervista dopo l’oro agli Europei di Amsterdam, oggi.

Giornalista: Chi è Vanessa Ferrari?

Vanessa: … Vanessa Ferrari!

G: Cioè? In altre parole?

V: Vanessa=Farfalla, Ferrari=Macchina…

 

E domani l’aspetta il concorso per specialità: Corri, vola, Farfalla Vanessa!

di arancioeblu, sabato, 28 aprile 2007 alle 20:55 | link | commenti (4)
in: sport, attualità, io

Robert McLiam Wilson, Eureka Street - 1996

Sembrano usciti da Full Monty o da un film di Ken Loach i protagonisti di questo romanzo.

Ambientato a Belfast racconta di come tirano a campare due amici – Jake e Chuckie – e la svariata umanità che li circonda, dei loro sogni, di amore e di amicizia.

Questo in superficie. Appena sotto c’è il dramma e l’idiozia della questione nord-irlandese, la miriade di partiti e partitini, ognuno con la sua soluzione, le bombe, gli attentati, il giornale radio che inizia sempre con un fatto di sangue, un arresto, un’esplosione, l’americana che trova naturale una sparatoria ma si scandalizza per un attentato.

Si alternano momenti spassosi – su tutti l’idea truffaldina con cui Chuckie costruisce il proprio impero economico – a passaggi poetici, come la descrizione di Belfast che dorme, introspezioni sul senso della vita che nasce e descrizioni splatter.

Una scrittura ricca di avvenimenti, quasi un videoclip, in cui McLiam Wilson ne ha davvero per tutti: le organizzazioni per i diritti umani, la tv, i politici, i pacifisti, i miliardari, la gente comune, il perbenismo, la famiglia, il sesso.

È un romanzo che si divora.

In più su questo libro ho un aneddoto: C. la ragazza che lavora dal mio libraio di fiducia (con C. avrò parlato si e no tre volte) mi ha iniziato a Chuck Palahniuk e ora mi ha consigliato questo Eureka Street. Non so se sia un caso, fortuna o se davvero lei ci sappia fare, ma un 2 su 2 così sorprendentemente in linea con i miei gusti mi ha lasciata sbigottita.

di arancioeblu, venerdì, 27 aprile 2007 alle 18:05 | link | commenti (2)
in: libri, io

Abusi

La cosa, fra le tante, che mi angoscia di questo ennesimo probabile abuso sui minori è l'aria di omertà che pervade la vicenda. Possibile che nessuno (in nove mesi) si accorgesse che bimbi di 3-4 anni erano fuori da scuola in ore in cui avrebbero dovuto esserci? E le maestre che rimanevano in classe non dicevano nulla? Come veniva giustificato dalle altre questo comportamento quantomeno anomalo?

Io non so se sia una montatura dei giornali, basata su indizi, se i bimbi si siano inventati tutto (come già si affretta a dire qualche avvocato difensore), o se siamo di fronte all'ennesimo caso di orrori che ci rifiutiamo di ammettere.

di arancioeblu, giovedì, 26 aprile 2007 alle 19:12 | link | commenti (3)
in: attualità, io

Mio fratello è figlio unico, Daniele Luchetti - 2007

È la storia del terzo di tre figli (Accio/Elio Germano) che passa dal seminario al fascismo, al comunismo e infine alla ribellione pura, quella senza appartenenza politica, senza marchi di fabbrica. Il sogno della sua vita è stare dalla parte degli ultimi e ci prova con i metodi che la vita gli mette a disposizione. Il rapporto col fratello maggiore (Manrico/Riccardo Scamarcio) comunista, sindacalista, terrorista è caratterizzato da amore e mani addosso, ma quelle mani addosso che Accio riconosce come una forma tutta particolare di amore, così come i ceffoni della madre, l’azzeccatissima Angela Finocchiaro.

Si ride, fosse anche solo per i botta e risposta fra due opposte posizioni, o per il modello educativo di Luca Zingaretti e la sua capacità istrionica mentre vende tovaglie. Mentre la sceneggiatura non manca di luoghi comuni (i fasci picchiano, i rossi si battono per i valori, la sorella si innamora del professore, le ragazze si innamorano dell’oratoria di Manrico, che con quegli occhi potrebbe dire qualsiasi cosa…), l’idea che sta alla base del percorso personale di Accio secondo me è originale e riuscita.

 

Tratto dal romanzo Il fasciocomunista di Antonio Pennacchi, Mio fratello è figlio unico è una storia sul genere La meglio gioventù ma con una nota politica meno forte. L’autore (che in un’intervista a Carta dice di non esser stato contattato da Luchetti) non apprezza che il film indirizzi gli spettatori su quali personaggi siano “buoni” o “cattivi”, in base alle loro idee politiche.

Io invece non ho colto questa pressione, anzi. A me sembra che il valore del personaggio Accio, prescinda dalla sua posizione politica, e infatti la sua rivincita l’avrà nel momento in cui sarà semplicemente se stesso. 

di arancioeblu, giovedì, 26 aprile 2007 alle 16:02 | link | commenti (4)
in: libri, film, attualità, io

A tutela del cittadino (3)

Le puntate precedenti di questa storia di presunta violazione del Codice della Strada stanno qui e qui.

Mi arriva la notifica del verbale, preparo il ricorso al Prefetto e lo presento al comando di Polizia Municipale.

Mi rilasciano una ricevuta, grazie e arrivederci.

“Mi scusi: vanno bene i documenti che ho presentato? Serve qualcos’altro?”

“Tutto bene. Anzi. Direi che il ricorso è molto ben circostanziato”

“E sui tempi mi sa dire qualcosa?”

“Vista la gran quantità di ricorsi presentati il Prefetto risponde solo a quelli non accolti. Normalmente entro 5-6 mesi. 5 per legge”

“Bene. Vorrà dire che se il ricorso non sarà accettato e mi verrà comunicato dopo i 5 mesi previsti, farò ricorso al Giudice di Pace per mancato rispetto dei tempi”.

Sorriso compiacente dell’addetto che aggiunge “Faccia una cosa se non le arriva nessuna comunicazione ma vuole essere più sicura, dopo un anno dalla presentazione del ricorso ci faccia un colpo di telefono, che vediamo di chiamare la Prefettura, così per sicurezza che magari poi non le arrivi una cartella esattoriale…”

 

Quindi il prossimo aggiornamento apparirà su questo blog entro ottobre 2007 o dopo aprile 2008.

Vi terrò informati.

di arancioeblu, giovedì, 26 aprile 2007 alle 09:43 | link | commenti (4)
in: attualità, io

Non si deve morire per vivere, Daniele Gaglianone - 2005

Sabato scorso siamo stati a Terni al Festival Cinema e & Lavoro http://www.cinemaelavoro.com/.

Libri, film, mostre fotografiche, per parlare di lavoro, opportunità, diritti, dignità.

La cosa che mi ha fatto più riflettere è stata la visione del cortometraggio Non si deve morire per vivere di Daniele Gaglianone link

Nella sinossi si legge: Non si deve morire per vivere è la testimonianza della coraggiosa e tenace lotta di Benito Franza e Albino Stella per rendere pubblica la malattia contratta sul luogo di lavoro, la fabbrica di coloranti Ipca di Cirié. L'assenza di misure di prevenzione e di tutela, il quotidiano contatto con sostanze tossiche e nocive è stata la causa di morte di numerosi operai: dalle parole dei figli delle vittime si ricostruisce un tassello della storia economica e sociale del nostro Paese (che si intreccia saldamente con tante storie private spezzate dalla malattia) che molti vogliono dimenticare.

 

Detto così sembra un film-documentario di denuncia come tanti altri. Invece è sorprendentemente emozionante: vengono mostrate testimonianze dei figli di Benito Franza e Albino Stella, due operai dell’IPCA, due dei tanti (si stima 200) che morirono a seguito delle esalazioni tossiche dei processi di produzione dei coloranti. Alternati alle loro parole ci sono i passi di un ex operaio che dopo vent’anni torna nella fabbrica e camminando racconta come si lavorava in quella fabbrica: per esempio un operaio buttava il catalizzatore nella vasca e poi correva a mettere la testa fuori dalla finestra. Poi tornava dentro, annusava l’aria e annunciava agli altri se si poteva o meno tornare a lavorare, se l’esalazione era conclusa. Oppure di quando la ditta dava a ciascuno mezzo litro di latte a pranzo. Ovviamente non esistevano negli anni ’70 locali mensa, e si mangiava fra esalazioni e chimica. Se qualcuno lasciava lì il latte per berlo dopo qualche ora, poi lo trovava cagliato.

Gli occhi di quell’uomo e le sue frasi commosse che si interrompono a metà ricordano gli occhi e le frasi dei sopravvissuti ai lager. Lui sa che per molti la malattia si è manifestata a distanza.

E poi ci sono i figli Franza e Stella. La donna racconta di quando aiutava il padre a raccogliere l’elenco degli operai che morivano e dice più o meno “a 15 anni battere a macchina l’elenco dei colleghi di tuo padre, padri delle tue amiche… beh, è una cosa che ti segna”. Oppure spiega come sapere che tuo padre sta per morire, modifichi tutta la tua vita, anche gli studi che sceglierai, perché se manca lo stipendio del papà, non è che si possa scegliere quello che si vuole.

Sono solo 35’ minuti, si esce con un gran groppo in gola.

di arancioeblu, mercoledì, 25 aprile 2007 alle 16:32 | link | commenti (1)
in: film, arte, attualità, io