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Ciao

 

Mi assento per qualche giorno. Vi lascio un pensiero su cui riflettere.

Ceci n'est pas un pipe. René Magritte 1929.

di arancioeblu, mercoledì, 27 settembre 2006 alle 12:47 | link | commenti (2)
in: arte, attualità, io

Vita, morte, tabù - pensieri così come mi vengono

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Trattare un argomento come la morte non è cosa da tutti. Per provare a riflettere sul percorso di chi, nel pieno possesso delle sue facoltà mentali,  è impossibilitato a togliersi la vita e chiede di essere aiutato a morire, guardare questo Mare dentro (Alejandro Amenabar, 2004). Magari rivedendo la propria opinione alla luce di quel percorso.

La medicina ha migliorato la qualità della vita, non quella della morte. Il corpo sa difendersi dal dolore, perchè ha una serie di sistemi che ne limitano la percezione. La medicina, mentre cura la patologia, fa impazzire il sistema naturale di difesa dal dolore. Il corpo, in condizioni naturali muore prima che il dolore diventi insopportabile.

In Italia non si riesce a parlare della morte, è un tabù assoluto. Da un sacco di tempo i cimiteri sono fuori dalle città, si muore all'ospedale, ai bambini si dice che "il nonno è andato in cielo". Non sappiamo parlare di morte e ci scandalizza chi lo fa con leggerezza come ne Le invasioni barbariche (Denys Arcand, 2003). Guardare anche Volver (Pedro Almodovar, 2006): la scena iniziale è un monumento alla cultura per cui i morti non muoiono.

Il Parlamento sta analizzando disegni di legge per l'introduzione del testamento biologico, con cui ognuno potrà stabilire fino a che punto accettare le cure. Qual è il limite fra cure e accanimento terapeutico? Vedo un pastrocchio all'orizzonte. Non voglio una legge che decida per me che cos'è la vita. Non voglio che chi pensa che la vita è un dono mi obblighi a comportarmi come la sua religione gli richiede. Vorrei una legge che autorizzi chi vuole a morire, che non vuol dire obbligare a morire chi vuole vivere.

Con l'aborto la donna sceglie per conto terzi. L'eutanasia è una scelta personale, che riguarda solo se stessi. Viviamo in un paese che prevede l'aborto e non vuol parlare di eutanasia. Viviamo in un paese in cui l'unica sofferenza che conta è quella del malato, non quella dei familiari, degli amici, e non conta nulla il dolore che porta una donna a scegliere l'aborto o una persona a chiedere l'eutanasia.

Ci sono persone che si suicidano. Ci sono persone che rifiutano le cure. Queste libertà, se sei attaccato a un respiratore, a una macchina che ti nutre e sei paralizzato dal collo in giù, non puoi averle.

Ogni persona è un caso. Ogni caso è diverso.

La vita non avrebbe senso senza la morte.

di arancioeblu, mercoledì, 27 settembre 2006 alle 12:28 | link | commenti (2)
in: film, attualità, io

Audience

Non si chiama diritto di replica, si chiama voglia di audience.

Non ho visto Matrix per una serie di motivi, non ultimo perchè boicotto i programmi che danno spazio a Moggi. Non perchè sono interista, non perchè non mi interessi di calcio, non per principi politici, non per ostracismo. Questo paese non cambierà mai finchè in televisione e sui giornali ci sarà spazio per gente come Moggi.

di arancioeblu, mercoledì, 27 settembre 2006 alle 11:24 | link | commenti (2)
in: sport, attualità, io

Il buio oltre la siepe, Robert Mulligan 1962

Una donna racconta quella notte di un'estate di passaggio dall'infanzia all'età adulta. Paure infantili riprese ed elaborate poi da Stephen King, paura del diverso (i neri, i malati), curiosità irresistibili. Elemento portante del film un padre (Gregory Peck -averne di uomini così), avvocato e vedovo, buono ma severo, vero educatore, molto avanti per il 1932 in cui è ambientato il film. La difesa di Tom, nero, incolpato di "aver approfittato" di una donna bianca, è una lunga scena piena di tensione, ammirazione, in cui i bambini crescono, i falsi moralismi vengono demoliti, così come i preconcetti razziali. Una scena ipnotica. Una storia che parla di bambini ma che si rivolge agli adulti, mettendone a nudo ignoranza e ipocrisia e che, nonostante l'età del film, non cade nella banalità della morale.

di arancioeblu, domenica, 24 settembre 2006 alle 09:25 | link | commenti (2)
in: film, attualità

Slevin - Patto criminale, Paul McGuigan 2006

Alcuni film, come I soliti sospetti e Seven, hanno cambiato il mio modo di guardare i thriller. Non questo Slevin-Il patto criminale, che però ho trovato gradevole per molti motivi: montaggio alla Tarantino, splatter come Pulp Fiction, pieno di macchiette come Le Iene, con le tappezzerie più assurde viste al cinema. Senza grosse pretese racconta una storia che quadra, anche se lenta e un po' macchinosa all'inizio. Nè nella categoria "capolavori", nè in quella "soldi buttati".

di arancioeblu, domenica, 24 settembre 2006 alle 09:07 | link | commenti (2)
in: film

Con quella faccia un po' così

Ho visto Roma-Inter, ieri sera. Non ero molto tranquilla: senza Cambiasso a centrocampo avremmo faticato. Invece abbiamo giocato addirittura bene, sbagliando troppo e con un po' di sfortuna (due pali), contro una Roma che ha fatto la sua parte e un Montella indiavolato. La cosa migliore della serata sono state le dichiarazioni del dopo-partita di Mihajlovic. Praticamente la cosa funziona in questi termini: Mancini soffia come una biscia, nero per l'espulsione di Vieira, manda il suo secondo in conferenza stampa e questo comincia a gigioneggiare, sorride, finge di non capire le domande, riferisce che Mancio è senza voce. Insomma, fa l'ingenuo, mentre ha passato tutta la partita con l'auricolare e coprendosi la bocca quando parlava, l'ingenuo. Dopo tanti calciatori con più di qualche problema davanti ai microfoni l'Inter ha trovato due soggettini niente male: Crespo, che ha "gli occhi di tigre" che diceva Velasco, e Mihajlovic che con quella faccia da guappo può permettersi quello che vuole. Avanti così!

di arancioeblu, giovedì, 21 settembre 2006 alle 12:40 | link | commenti (1)
in: sport, inter

Festeggiare?

 

Mi hanno finalmente pagato. Un Ente pubblico di cui non farò il nome, perchè è una condizione tristemente diffusa, mi ha pagato con "soli" 3 mesi di ritardo.

Ero contenta. Sono andata a fare la spesa per la cena di stasera. Cucinerò pasta con le vongole,  gamberi, dolce di mandorle e cioccolato. Tornando a casa mi sono chiesta per quale motivo festeggiassi con tale entusiasmo un fatto che per molte persone è un dato acquisito: si lavora, si viene pagati, con regolarità, una volta al mese, più le ferie, la malattia, i contributi per la pensione, la maternità e magari anche i buoni pasto, le missioni, i corsi di aggiornamento, la tredicesima. Per me valgono solo le prime due: lavoro e vengo pagata.

Ho scelto una professione con la quale non si fanno i soldi, al limite ci si vive con decoro. E devo stare zitta. Perchè la maggior parte dei biologi non si occupa di fauna e ambiente, ma fa analisi di laboratorio, o l'informatore medico scientifico, o ripiega sull'insegnamento (una volta gli insegnanti erano molto considerati...). Io faccio quello "per cui ho studiato" e devo stare zitta. Il sistema non regge: non si riesce a programmare niente, ad avere una vita normale, un futuro decente. Nei giorni che danno un senso a questo lavoro, mi sveglio all'alba, cammino, seguo i ritmi della natura, respiro profumi, mi riempio gli occhi di colori. Difficile rinunciarvi.

Ci avevano raccontato che la flessibilità sarebbe stata una risorsa fantastica, che avremmo potuto diversificare interessi e guadagni liberando la nostra espressività, la nostra inventiva. Ma il mondo del lavoro non si è adeguato, o non era pronto, o non so che cosa, e così facciamo (da precari), lavori da dipendenti, e non c'è un'inversione di rotta all'orizzonte. Ci hanno promesso una grande futuro/ e poi ce l'han tolto/ ci han detto scusate/ e così sia.

Spero almeno che la cena non mi vada di traverso.

di arancioeblu, martedì, 19 settembre 2006 alle 16:37 | link | commenti (5)
in: attualità, io